S.O.S PESO

SUSTAINABLE RE-DESIGN OF "COMPLEX MORANDI"

WINNER OF M.A.D. PRIZE
HONORABLE MENTION AT COMPETITION RI.U.SO_04 (SAIE 2015)

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Il Complesso Morandi è figlio dell’Urbanistica dei primi anni Settanta, periodo in cui i Piani di Zona disegnarono gran parte della periferia e delle zone d’espansione romane. Gli Architetti A. Gatti e D. De Sanctis risposero al bando indetto dall’IACP (oggi ATER), proponendo l’immagine e l’essenza di una “comunità autosufficiente”, un insediamento composto da residenze e servizi principali capace di vivere in modo totalmente autonomo. Ma proprio come Corviale, anche il Complesso Morandi si trasformò ben presto in un ghetto confinato ai margini della città pulsante, relegato in una condizione di cristallizzazione spazio-temporale. L’utopia comunitaria, in cui poter avere la propria abitazione e godere dei servizi di quartiere nello stesso luogo, aveva trovato il suo principio ispiratore nella spina centrale ovvero un “luogo” che avrebbe dovuto ospitare negozi, bar, biblioteca, e che divenne, invece, spazio occupato ed abbandonato.

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Nella primavera 2015 un referendum organizzato dagli stessi abitanti ha chiaramente espresso la volontà di abbattere la spina del Complesso, ad oggi quasi totalmente abbandonata e in gravi condizioni di degrado.

Il lento processo di rigenerazione del Morandi, tuttavia, dovrebbe muovere i suoi primi passi proprio da un intervento mirato e calibrato sulla spina, rendendola non più cesura o elemento separatore all’interno dell’organismo ma il trait d’union, una ricucitura profonda che tenta di ripercorrere la strada della “polis” contemporanea proposta nel progetto inziale. L’obiettivo che ci si prefigge di raggiungere è quello di restituire il Morandi ai suoi abitanti, attraverso una operazione progettuale “chirurgica”, volta alla creazione di nuovi spazi di socializzazione e di condivisione, inseriti organicamente all’interno del Complesso, senza sconvolgerne l’immagine compositiva o negarne la ragion d’essere.

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Le unità residenziali sono disposte in quattro serie per otto edifici in totale, aggregati a definire una corte rettangolare con piano basamentale aperto su pilotis. Al centro della corte si inserisce la spina, edificio composto da due bracci simmetricamente specchiati, alto due piani, che ad oggi, oltre essere in parte abusivamente occupato, ospita nelle sue “punte” terminali due associazioni: il Centro anziani ed il “Morandi a Colori”.

“Costruire sostenibile” significa prevedere il riverbero della traccia architettonica sull’ambiente ed i suoi sottoinsiemi (acqua, suolo, abitanti, energia, materiali), oggi sempre più indeboliti e a rischio, e il benessere dell’utente che “abita e fa funzionare” il sistema. Sono questi i principi che hanno ispirato il nostro progetto di retrofit, che muove i primi passi proprio dall’analisi dell’impronta ecologica del Complesso. Essere consapevoli dei propri consumi e del proprio impatto sul pianeta, è il primo imprescindibile passo verso una sostenibilità davvero possibile. Il progetto prevede la creazione di un’app che tramite semplici e velocissimi gesti, permetta a tutti di inserire i propri dati di consumo (legati alla mobilità, all’energia, al cibo), caricandoli in un database comune e a livello urbano, con la possibilità di continuo monitoring e ricevendo in tempo reale dei consigli in linea. Una graduatoria è subito pronta, che permette ai più virtuosi di ricevere degli sconti al mercato a km 0 progettato, dei minuti di sharing mobility e sconti in bolletta. Questi ultimi in particolare si ottengono proprio grazie ad una particolare sezione dell’app, che monitora costantemente i consumi, poichè collegata ad uno smart meter (installato per ogni alloggio).

“E tu, quanto pesi?”

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Il progetto è frutto della ricognizione delle problematiche a livello urbano riscontrate a Tor Sapienza; data l’inadeguatezza della sezione stradale di Viale Giorgio Morandi, si è proposta la rimozione di uno dei due assi carrabili, riconvertendo lo spazio a luogo pubblico e di socializzazione, affiancato da una lingua di parco urbano, costellato di servizi e luoghi per la socialità. Per il Complesso Morandi, si è scelto, compositivamente, di lavorare “in spessore”, ovvero di intervenire quasi chirurgicamente, limitando il più possibile grandi interventi, nel rispetto dell’immagine ormai consolidata delle residenze.

I corpi scala diventano veri e propri “Eco-Condenser”, rifacendoci al credo di mixitè funzionale di Rem Koolhaas, che descrive un social condenser come un luogo in cui far confluire diverse funzioni e diversi utenti. Allo stesso modo, il corpo scala delle residenze diverrebbe luogo di tutti, nel quale si concentrerebbero i dispositivi attivi e passivi previsti. Il riscaldamento invernale viene assicurato da condotti interrati che, oltre a garantire i ricambi d‘aria utili al comfort delle scale e degli alloggi serviti, portano aria calda, che passando per la serra incrementa la propria temperatura. Il raffrescamento viene garantito, nei mesi intermedi dalla ventilazione trasversale del vano (le ampie vetrate della serra vengono aperte per disattivarne il funzionamento passivo) mentre negli estivi, da dispositivi attivi.

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I tagli degli alloggi (che nella situazione attuale variano da un minimo di 80 mq ad un massimo di 112 mq ) sono stati completamente rimodulati, conservando intatto solo l’80 mq , ma ricalibrando il maggiore, che si trasforma in un duplex e in un monolocale: il risultato è un taglio residenziale eterogeneo, da un minimo di 40 mq concepito per due persone, ad un massimo di 100 mq su due piani, riservato a forme di cohousing fino a sei persone per unità. L’output di progetto registra un incremento degli alloggi del 55% e la possibilità di ospitare una maggiorazione di utenti del 60%. La ristrutturazione interna prevederebbe non solo un intervento di retrofit energetico mediante la sostituzione di infissi obsoleti e fuori norma e l’inserimento di un sistema di isolamento a cappotto (interno per preservare l’immagine esterna della residenza), ma anche una progettazione di densificazione spaziale, che tradotta in termini compositivi porterebbe ad ottenere una serra per ogni appartamento spessa 80 cm, concepita come vivibile e flessibile per gli usi dei diversi utenti.

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La spina centrale ritorna ad ospitare servizi e coworking: il piano interrato, oggi abbandonato, ospita il prolungamento funzionale ideale della palestra attiva al di sotto del Morandi a Colori, un centro SPA e benessere, appetibile non solo per gli abitanti e gli utenti esterni, ma anche da possibili finanziatori e investitori. Al piano terra, alcuni stralci di solaio verrebbero rimossi, per far piovere la luce al di sotto; la zona antistante viene privata della sua scocca opaca, che lascia il posto ad un’ampia pelle traparente, da utilizzare come serra di accumulo passiva e zona verde per le colture. Al piano terra troverebbe spazio un mercato a km 0, che può essere gestito dagli abitanti del Complesso, con ai lati una serie di hubs, dedicati alla socializzazione e alla cooperazione. Il progetto del piano superiore si apre in una passerella eterea e leggera, che attraversa come un lama tutta la spina, offrendo la possibilità di camminare sugli spazi aperti del mercato e delle serre vegetali sottostanti. La serra accumula calore d’inverno, riscaldando, mentre viene aperta, e quindi disattivata l’esate, garantendo ventilazione trasversale ed offrendo spazi coperti da sistemi di oscuramento tessili in PET riciclato. Grazie alla riprogettazione del sistema di raccolta delle acque meteoriche, S.O.S.PESO riesce ad abbattere del 60% i consumi di acqua.

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Ad oggi il Complesso Morandi attinge totalmente dall’aquedotto urbano per il rifornimento di acqua, con una stima di circa 200 litri ad abitante al giorno. Il progetto prevede il riciclo delle acque grigie che porteranno il consumo giornaliero ad utente a 81 litri. I metri cubi di acqua raccolta ammontano a circa 11.800, con altrettanti metri quadrati di orti adibiti a fito-depurazione, che riescono a depurare i primi 5 mm di pioggia, e a confluire in 14000 m3 di wetlands. Il progetto è tarato su eventi eccezionali di pioggia, in modo da raccogliere l’acqua meteorica e convogliarla a bacini di laminazione tramite sistema di trincee interrate ai lati del ciglio stradale. La sezione dei bacini prevede un “livello sicuro”, ovvero una zona irrigata perennemente che permette il naturale ciclo di vita di flora e fauna.

La rimodulazione degli alloggi ha portato ad un incremento degli ipotetici utenti del 60%, passando da un totale di 1700 persone, ad un potenziale di 2264, accolti da più di 700 unità abitative. L’analisi energetica dello stato di fatto, presentava appartamenti in classe G; dopo la nuova distribuzione interna, i nuovi materiali applicati e la messa a norma degli involucri (opachi e trasparenti) e degli impianti, si arriva in tutti i casi ad una classe A+, passando da un consumo energetico di 278 KWh/mq annui (tipologia massima dello stato di fatto), ad uno di 13 KWh annui da progetto (tipologia massima duplex), con una riduzione del 35%. L’obiettivo di comfort abitativo interno vuole essere raggiunto utilizzando il più possibile sistemi passivi di rifornimento, e ricorrere anche a quelli attivi solo quando necessario. Attraverso simulazioni semidinamiche e dinamiche abbiamo verificato l’effettivo funzionamento dei sistemi passivi.

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Con il loro impiego è possibile coprire:

– il totale del fabbisogno di riscaldamento e raffrescamento nelle stagioni definite “non di picco” (ovvero quelle in cui le temperature non raggiungono picchi massimi o minimi);

– il totale del fabbisogno di riscaldamento nella stagione fredda (riusciamo quindi solo con il passivo a fornire il calore in inverno);

– parte del fabbisogno di raffrescamento nella stagione calda (in estate il sistema attivo subentra solo al raggiungimento di picchi massimi di temperatura, tramite pannelli radianti a soffitto).

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Le schermature solari sono state opportunamente scelte e progettate solo dopo aver condotto studi e simulazioni sull’incidenza solare sull’involucro e la quantità di calore apportata. Disposte verticalemente, sono regolabili dagli utenti, chiudibili per non permettere eccessivo soleggiamento e abbagliamento, o al contrario totalmente impacchettabili nelle stagioni più fredde. L’istallazione di pannelli fotovoltaici in copertura permetterebbe di coprire circa il 12% del fabbisogno complessivo di energia elettrica dell’intero Complesso Morandi, sia per le abitazioni che per la spina centrale rifunzionalizzata. Lo studio dell’illuminazione artificiale e naturale, sia nelle residenze che nei laboratori artigianali della stecca centrale, ha permesso un notevole abbattimento del fabbisogno elettrico: grazie all’integrazione della lue naturale con l’impianto, nel mese di aprile si riesce ad abbattere la cessità di illuminazione artificiale del 64%, riducendola alle ore del tardo pomeriggio/sera, per annullarsi completamente nei mesi estivi.

Tema sostanziale del progetto è la sensibilizzazione all’uso di materiali riciclati. Prevediamo infatti il riuso degli scarti delle demolizioni delle porzioni di edifici previsti, che oppurtunamente selezionati e frantumati, possono essere raccolti in vasche trasparenti ed utilizzati come nuove superfici opache assorbenti. Altri, invece, sono frantumati e rimescolati con resine rivestite di finitura autopulente, che su oppurtune reti zincate, vanno a formare le lamelle schermanti delle ampie finestre residenziali. I tendaggi utilizzati provengono dalla filiera di riciclo del PET, mentre gli infissi doppi e tripli che sostituiscono gli esistenti, hanno un telaio in alluminio con il 30% di materiale riutilizzato a taglio termico.

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S.O.S.PESO si propone come una possibile metodologia di intervento di retrofitting su complessi o singoli edifici già esistenti. I diversi interventi si inseriscono in una strategia riqualificativa organica e ad ampio raggio, capace di intervenire non solo sugli aspetti puramente energetici, ma anche e soprattutto su quelli sociologici e collaborativi. Il progetto ha come principale obiettivo l’informazione e la presa coscienza dei propri consumi e il proprio peso sul territorio; la cooperazione tra individui e il senso di attaccamento al luogo, favoriti anche dalla messa a punto di un cronoprogramma di interventi che prevede forme di autocostruzione e coworking; il miglioramento delle prestazioni energetiche dell’edificio, diminuendo il bisogno di attingere da fonti non rinnovabili, promuovendo materiali e tecnologie riciclati/riciclabili e preferendo sistemi passivi (per quanto possibile) a quelli attivi di rifornimento energetico.

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Bibliografia:

a cura di TODISCO G. – M.A.R.S. Manuale dell’Architettura Residenziale Sostenibile – Alinea, 2012

RIFKIN J. – La terza rivoluzione industriale. Come il «potere laterale» sta trasformando l’energia, l’economia e il mondo – Mondadori 2011

WACKERNAGEL M., REES W. – L’impronta ecologica – Edizioni ambiente, Milano 1996

THACKARA J. – In the bubble: Designing in a Complex World – MIT Press 3 mar 2006

TA.R.I Architects

with: Mila Splendiani