CRAC

EXHIBITION AT "LA SAPIENZA - FACULTY OF ARCHITECTURE" FOR OPEN HOUSE 2015
EXHIBITHION AT TOGHETER HOUSE FO OPEN HOUSE 2015
HONORABLE MENTION AT THE COMPETITION RI.U.SO_04

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L’idea di progetto si basa sulla “cristallizzazione” della Città dello Sport di Tor Vergata. Ovvero la sua attivazione introducendo semplicemente nuove funzioni senza alterare eccessivamente il suo stato incompiuto. La Città dello Sport verrà dunque trasformata nel Centro Romano d’Arte Contemporanea, introducendo semplicemente nuove funzioni inerenti la sfera artistica (arti visive e performative), generando un nuovo spazio per la produzione ed esposizione dell’arte contemporanea. Il parco esterno sarà una vera e propria estensione della C.R.A.C. divenendo anch’esso luogo di esposizione e creazione artistica.

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L’operazione di cristallizzazione, aiutata anche dalla conformazione spaziale nonché dalla struttura metallica alta circa 90m che definisce la Città dello Sport come un vero e proprio landmark nella città di Roma, che vuole definire l’opera come simbolo dell’incompiuto, un monito per la cattiva progettazione e programmazione futura.

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La scelta dell’arte come tematica principale per il progetto, nasce dalla volontà di indagare nel rapporto tra uno spazio non concluso, incompiuto, e l’arte stessa. Uno spazio che supera il concetto di “white box”, di museo asettico dove l’arte viene messa in evidenza dalla totale omogeneità dello spazio. Da qui la volontà di studiare anche il rapporto tra l’arte e la vita sociale che di fatto ha svolto sempre un ruolo di notevole importanza in tutti i paesi che abbiano raggiunto un certo grado di sviluppo. G. Plechanov scrisse che:”non è la società fatta per l’artista , bensì l’artista per la società”10.Quindi l’arte da sempre ha contribuito al miglioramento dell’organizzazione della società, seppur il ruolo dell’arte molto spesso si connotava ai margini di essa. Clemént, nel manifesto del terzo paesaggio, teorizza come gli spazi abbandonati sono attrattori delle specie non accettate altrove11. Questo è sicuramente vero anche nella società moderna, dove spesso i luoghi abbandonati vengono insediati da quelle persone “rifiutate” dalla stessa società. L’idea progettuale, dunque, si è orientata verso la progettazione di uno spazio in grado di ospitare una comunità artistica in un ambiente dai forti connotati di abbandono come la Città dello Sport.

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La volontà di definire un intervento adeguato nei confronti delle opere incompiute ha proiettato la ricerca in una dimensione composta da diversi possibili scenari di intervento. La scelta del miglior scenario della Città dello Sport di Santiago Caltrava,  è stata elaborata con una tecnica di analisi socioecoomica multi-criteriale, predisposta alla scelta più soddisfacente rispetto ai propri obiettivi, in modo trasparente e scientifico. Tale analisi multi-criteriale è composta da una ampia gamma di tecniche in grado di relazionare gli aspetti qualitativi e quantitativi di uno scenario.
La tecniche multicriteriali si divide in due fasi distinte:

-La prima in cui si reperiscono e si mettono a sistema tutti i dati e gli elementi caratterizzanti del progetto.

-La seconda in cui questi dati vengono aggregati.

Se per la prima fase il procedimento è comune ad ogni tecnica multi-criteriale la seconda in rapporto agli senaria da un tipo all’altro. Infatti i dati possono essere aggregati sia in maniera completa che parziale. Dove nel primo caso, il più semplice, il decisore è sempre in grado di esprimere una preferenza. Nel secondo, invece, non esiste uno schema predefinito di preferenza del decisore12.
Nello specifico della tesi, la prima fase, ha definito i quattro ipotetici scenari: il completamento dell’opera, la rifunzionalizzazione in cui si tiene conto del nuovo progetto di conversione in serra della Città dello Sport, la cristallizzazione che mira al cambiamento della destinazione d’uso con minimi interventi, congelando cosi lo stato di fatto, e infine, la demolizione. Una volta definiti gli scenari si è passati a identificare i macro criteri di valutazione: finanziari, procedurali, socioeconomici, ambientali, urbanistici, che sono stati poi a loro volta suddivisi in cinque sottocriteri più dettagliati. Si è passati a identificare gli stakeholders principali: Comune di Roma, Viannini Lavori, Università Tor Vergata, Comunità locale, e i pesi che questi hanno nei confronti dei diversi criteri presi in esame.

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Nella seconda fase i dati sono stati elaborati attraverso il Weighted Sum Model (WSM). Tale metodo utilizzato anche dal legislatore per la definizione dell’offerta economicamente più vantaggiosa,  consiste nella definizione di una matrice di valutazione che permette di definire la soluzione migliore incrociando la lista di criteri  pesati in relazione alla loro rispettiva importanza con ogni stakeholders. Questo avviene mediante una ponderazione matematica dei dati, previa ovviamente di una normalizzazione degli stessi che permette di poterli relazionare. Questo sistema ha prodotto una graduatoria in cui gli scenari sono posizionati a seconda della convenienza per ogni stakeholders.

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Singolare è stato il risultato dei tale studio. Infatti per ogni stakeholders è risultato che il milgiore intervento sia quello della cristallizzazione. Innauguare l’edificio introducendo semplicemente nuove funzioni con minimi interventi di assestamento senza alterare eccessivamente i suoi connotati formali.

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NOTE:
10 G.V. PLECHANOV, L’arte e la vita sociale, Mosca 1912.
11 G. CLéMENT, Manifesto del Terzo paesaggio, Macerata 2005.
12 F. BATTISTI, Valutazioni comparative per lo sviluppo dei processi di riqualificazione del territorio a partenariato pubblico-privato: una proposta di metodo, Dottorato di ricerca in riqualificazione e recupero insediativo, Roma 2012.

Sara Marini, analizzando il testo di A. Corboz, definisce il palinsesto come “l’immissione nello spazio dato, occupato già da un testo, di una nuova scrittura, il progetto come immissione di un oggetto anomalo che detta nuove regole in uno spazio dato.” Un’azione che non produce scarti, lavorando sulla sottolineatura dell’esistente e sul cambio delle regole13.

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Il progetto affrontato, dunque, cerca di operare una cristallizzazione dello status quo dell’opera di Caltrava, ma al tempo stesso di definirne una nuova configurazione mediante un palinsesto in grado di ridefinire il progetto di Caltrava. A tale scopo sono state previste tre operazioni: l’applicazione di nuovi elementi prefabbricati che siano distinguibili rispetto alla preesistenza, la rifunzionalizzazione spaziale e la conseguente riconfigurazione dei flussi. Tali operazioni cercano di rispettare il principio del minimo intervento, in modo da garantire il concept della cristallizzazione.

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La prima operazione che è stata effettuata riguarda la rifunzionalizzazione degli ambienti della Città dello Sport. Questi spazi incompleti rispetto al progetto originario sono stati ridefiniti sulla base dell’idea di tramutare il progetto di Caltrava nel Centro Romano d’Arte Contemporanea. Dunque alla domanda come intervenire per ridare un senso a questi spazi incompiuti, si è risposto con una semplice operazione di rifunzionalizzazione degli ambienti esclusivamente mediante la loro qualità formale e spaziale. Ad esempio il grande foyer d’ingresso che, mantenendo i suoi connotasti di spazio pubblico, si trasforma in una sala polivalente capace di ospitare o più disparati eventi culturali.

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La seconda operazione è stata quella di suddividere lo spazio precedentemente rifunzionalizzato mediante partizioni di diverso tipo, in modo da poter ottenere una ridisribuzione dei flussi originari del progetto della Città dello Sport. La nuova configurazione spaziale ottenuta, dunque, determina una nuova fruibilità dello spazio stesso, funzionale alle nuove attività inserite dal progetto. Queste partizioni sono di tre differenti tipologie. La prima, trasparente, è stata applicata agli accessi e in tutte le aree dove era necessaria un’illuminazione naturale. La seconda semiopaca, costituita da una rete metallica a maglie larghe, permette di mantenere inalterata la relazione spaziale tra gli ambienti ma comunque di organizzare e indirizzare gli spostamenti dei fruitori del C.R.A.C. Infine quella opaca, costituita da pannelli in OSB, che oltre ad essere stata utilizzata per riconfigurare i flussi, cambia la percezione spaziale degli ambienti.

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Infine, sempre seguendo il principio del minimo intervento, sono stati inseriti pochi nuovi elementi architettonici all’interno della preesistenza. Questi si innestano sulle strutture già edificate dichiarandosi come elementi facilmente distinguibili. Questi sono tutti prefabbricati e sono stati inseriti laddove la preesistenza non lasciava la possibilità di essere riadattata con le nuove funzioni richieste dal C.R.A.C. Ad esempio gli atelier, sono i principali elementi architettonici inseriti dal progetto. Essi sono disposti a coronamento del parco interno e in aggetto su quelle che dovevano essere le tribune dello stadio del nuoto.

NOTE:
13 S.MARINI, Nuove terre. Architettura e paesaggi dello scarto, Macerata 2010.

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Bibliografia

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